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Oggi, nel campo civile, e in quello
industriale alimentare, la responsabilità sulla scelta del tipo di
trattamento acqua a cui affidarsi non è più lasciata all'utente.
Diverse normative sanitarie nazionali e internazionali ne impongono la
tipologia per garantire all'utente risultati che non mettano a rischio
la sua salute come in precedenza:
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Si è introdotto il corretto concetto del "trattamento" acque e
bandito legalmente il fraudolento termine "depurazione" che induce a
errate valutazioni da parte dell'utente (ad esempio l'acqua
demineralizzata non è potabile).
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Si raccomanda una presenza minima di Calcio nell'acqua che beviamo
tra i 15°F e 50°F, pari cioè a150-500 mg/l, per poterla considerare
acqua adibita a consumo umano. Il Calcio, quindi, è un elemento
indispensabile per il nostro organismo.
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Non sono ammesse acque aggressive, si raccomanda di non superare
la soglia dei 200 mg/l di Sodio perché ipertensivo (aumenta la
pressione sanguigna) e aumenta la conducibilità elettrica dell'acqua
favorendo fenomeni di elettrocorrosione tra i metalli che compongono
l'impianto.
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E' stato imposto alle aziende acquedottostiche di fornirci acqua
con giusto carico minerale ed è stato altrettanto imposto a chi la
riceve di mantenerla tale fino al punto di utenza, il rubinetto, pena
gravi sanzioni. Questo per poter mantenere inalterata qualità
dell'acqua fornita al pubblico.
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Sono state inoltre introdotte alte sanzioni pecuniarie per coloro
i quali con il trattamento adottato cambino la composizione dell'acqua
a loro fornita.
Riferimenti:
D.L. 2
febbraio 2001, n. 31. Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla
qualità delle acque destinate al consumo umano.
D.M. del
Ministero della Sanità n° 443 del 21/12/90
Circolare
di aggiornamento tecnico-legislativo-sanitario in materia di trattamento
acque potabili (Servizio aggiornamento TECNOACQUE) |